Il nudo artistico di Klim Kutsevskyy

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Klim Kutsevskyy nasce e cresce a Krasnodon, un paesino ucraino al confine con la Russia.
Sin da piccolo manifesta un vivo interesse per l’arte e la creatività.
Si avvicina alla fotografia all’età di dodici anni, ritraendo perlopiù paesaggi e oggetti.
Il colpo di fulmine avviene verso i diciotto, quando, quasi per gioco, scatta qualche foto alla sua ragazza dell’epoca cogliendola in momenti di intimità.
Comprende sin da subito che nel nudo c’è qualcosa che va oltre, gli permette di essere pienamente se stesso come artista dando il meglio quando la foto parla in bianco e nero.

L’intervista di Tommaso Primizio

Nelle tue foto si riescono a cogliere emozioni diverse, contrastanti, velate da ombre e giochi di luce. Quanto la sensibilità e l’indole di un fotografo possono influire sui suoi scatti?
La sensibilità è tutto. Influisce al 100% in ciò che si fotografa, sopratutto quando si parla di nudo o comunque di ritrarre una persona. Ombre e luci sono solo mezzi che utilizzo per arricchire l’estetica del “prodotto” finale. Tolti gli abbellimenti spero che le foto riescano a trasmettere lo stesso, ecco.
Come si svolge il tuo processo creativo durante un set?
Non mi piace il termine “set”, così come non mi piacciono termini “shooting” o “modella” o “posare”. A me piace fare foto a ragazze, considerandole amiche del cuore per quelle poche ore, intente a raccontarmi della loro vita. Che sia la loro prima volta o la centesima poco importa, lascio prima che si “ambientino” nello spazio e siano comode mentre io resto a scattarle silenziosamente. Tutto molto semplice. Se serve ci sarà della musica, se serve ci sarà del vino, se serve chiederò alla ragazza di mantenere la posa che ha assunto per un brevissimo istante mentre si girava o si spostava.
Nelle tue fotografie mi sembra di scorgere due anime diverse. Prevale un erotismo sensuale, ma allo stesso tempo emerge anche un lato più nero e spinto. C’entra la tua personalità?
Erotismo spontaneo ma frenato. Respinto, oppure assorbito. Non so bene quel che succede durante quelle ore in cui si scatta. Non lo so io e di certo non lo saprete voi altri. Scherzi a parte, la mia personalità c’entra ma solo fino ad un certo punto, cerco di rimanere marginale e far prevalere quella di chi sto fotografando.
Erotismo e pornografia sono spesso considerati la stessa cosa. Qual è il problema di fondo, secondo te?
Domanda che mi è stata già fatta qualche tempo fa su GQ da Giulia Boggio (di seguito link e risposta):
La separazione tra pornografia ed erotismo esiste ed è data dalla cultura sessuale e dall’apertura mentale di ogni individuo.
Influisce anche il contesto e il fine di ogni cosa, ma poi è quasi sempre l’osservatore a stabilire cosa è erotico e cosa è porno, cosa è nudo artistico e cosa è materiale per le seghe solitarie del sabato sera.
Fonte
Hai mai pensato di collaborare con progetti inerenti al cinema? O preferisci delimitare la tua arte alla fotografia?
“Delimitare” secondo me è sinonimo di “soffocare” se usato sin da prescindere. Ho, come si dice, in cantiere collaborazioni con altre persone che si occupano di illustrazione, musica, video, antropologia, urbanistica e suono. Io stesso sto cercando di espandere la mia zona d’azione con dei collage e la pittura (che rappresenta la mia base). Il cinema lo sto sperimentando in ambito universitario, tuttavia finché vivo la cosa come un compito (un dovere) non riesco a sentirla e farla mia veramente (motivo per cui sono contro le accademie, in particolar modo quelle legate alle arti visive…ma questo è un capitolo a parte).
Si dice che l’arte prende e non ripaga mai.
Vero, forse. Se ripagasse (se fosse concepita a priori per ripagare) probabilmente non sarebbe più arte. Ma ci sono vari casi nella storia che ne dimostrano il contrario, dunque ripropongo quel “vero, forse”.
Ci salutiamo con un disco, un film e un fotografo a cui sei particolarmente legato.
Disco: Torch of the mystics dei Sun City Girls
Film: Me and you and everyone we know di Miranda July
Fotografo: Keith Arnatt

Sito ufficiale

 

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